20 aprile 2021
I confini della dichiarazione fraudolenta rispetto all’utilizzo di false fatture: Cassazione

Con Sentenza 12 aprile 2021, n. 13476, la Cassazione ha ricordato i presupposti del reato di dichiarazione fraudolenta, rispetto a quello di utilizzo di fatture per operazioni inesistenti che ne risulti prodromico.

In particolare, la Corte ha evidenziato che la dichiarazione annuale, come è noto, è atto che realizza, dal lato del contribuente, il presupposto obiettivo, ma definitivo dell'evasione di quanto dovuto in forza della dichiarazione stessa; infatti la dichiarazione annuale "fraudolenta", ossia non solo mendace, ma caratterizzata altresì da un particolare "coefficiente di insidiosità", per essere supportata da un impianto contabile o documentale fittizio e non corrispondente alla realtà delle operazioni commerciali poste in essere, costituisce di certo la fattispecie criminosa ontologicamente più grave.
Inoltre, prosegue la Cassazione, è stato sottolineato che tale delitto di tipo commissivo e di mera condotta, ha natura istantanea e si consuma con la presentazione della dichiarazione annuale ai fini delle imposte sui redditi o sul valore aggiunto, non avendo rilievo le dichiarazioni periodiche e quelle relative ad imposte diverse, con la conseguenza che il comportamento di utilizzazione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, si configura come ante factum meramente strumentale e prodromico per la realizzazione. Ciò in quanto, conclude la sentenza, il delitto di cui all'articolo 2, D.Lgs. n. 74/2000 è posto a tutela dell'interesse patrimoniale dello Stato a riscuotere ciò che è fiscalmente dovuto e nell'ambito e nei limiti in cui è dovuto in forza del diritto tributario.