2 agosto 2021
L’onere di riproposizione specifica in appello è snello, sia per il fisco che per il contribuente: Cassazione
Già da tempo la Cassazione ha assunto un orientamento piuttosto “leggero” in ordine alla necessità che i motivi di appello siano sufficientemente specifici, come richiesto dall'art. 53, D.Lgs. n. 546/1992.
Ne è conferma l'Ordinanza 27 luglio 2021, n. 21543, con cui gli ermellini hanno evidenziato che, nel processo tributario, l'onere della specificità dei motivi di appello è semplificato sia per l'Agenzia delle Entrate che per il contribuente.
Pertanto, anche nell'ipotesi in cui l'Amministrazione Finanziaria si limiti a ribadire ed a riproporre in appello le stesse ragioni ed argomentazioni poste a sostegno della legittimità del proprio operato già dedotte in primo grado, deve ritenersi assolto l'onere d'impugnazione specifica richiesto dall'art. 53, D.Lgs. n. 546/1992, che costituisce norma speciale rispetto all'art. 342 C.p.c. (Cass., sez. 6-5, 25 ottobre 2018, n. 24641).
Allo stesso modo, evidenzia la Corte, quanto al contribuente, la riproposizione, a supporto dell'appello, delle ragioni di impugnazione del provvedimento impositivo in contrapposizione alle argomentazioni adottate dal giudice di primo grado, assolve l'onere di impugnazione specifica imposto dall'art. 53, D.Lgs. n. 546/1992, atteso il carattere devolutivo pieno, in tale giudizio, dell'appello, quale mezzo di gravame non limitato al controllo di vizi specifici, ma volto ad ottenere il riesame della causa nel merito (Cass., sez. 5, 23 novembre 2018 n. 30525).