14 settembre 2021
Secondo la Corte, l’incasso del compenso non rileva ai fini dell’analitico-induttivo
L'Ordinanza 9 settembre 2021, n.  24255, “svincola”, di fatto, l'incasso del compenso, da parte del professionista, dalla presunzione reddituale ai fini accertativi.
La Corte, infatti, evidenzia come il fatto che non risulti dalla contabilità il versamento di alcun compenso sarebbe irrilevante in giudizio, visto che l'accertamento analitico-induttivo prescinde dalla contabilità, anche se formalmente regolare, basandosi invece su presunzioni assistite dai requisiti previsti dall'art. 2729 C.c.
A tal proposito, prosegue la Corte, va osservato che, secondo l'orientamento di questa Suprema Corte (Cass. civ., Sez. V, 11 agosto 2016, n. 16969), «in tema d'imposte sui redditi, il corrispettivo della prestazione del professionista legale e la relativa spesa si considerano rispettivamente conseguiti e sostenuti quando la prestazione è condotta a termine per effetto dell'esaurimento o della cessazione dell'incarico professionale».
Ne consegue, concludono gli Ermellini, che il corrispettivo della prestazione del professionista legale si debba presumere conseguito quando la prestazione è condotta a termine per effetto dell'esaurimento o della cessazione dell'incarico professionale.