15 novembre 2021
Per contestare il raddoppio dei termini occorre entrare nel merito dell’obbligo di denuncia: Cassazione

All'indomani della sua abrogazione, torna a far parlare di sé l'istituto del raddoppio dei termini.

In particolare, con Ordinanza 10 novembre 2021, n. 32994, la Corte ha ricordato che, in tema di accertamento tributario, il raddoppio dei termini previsto dagli art. 43, comma 3, D.P.R. n. 600/1973 e 57, comma 3, D.P.R. n. 633/1972, nei testi applicabili ratione temporis, presuppone unicamente l'obbligo di denuncia penale, ai sensi dell'art. 331 c.p.p., per uno dei reati previsti dal D.Lgs. n. 74/2000, e non anche la sua effettiva presentazione, come chiarito dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 247/2011.

Pertanto, conclude la Cassazione, ove il contribuente denunci il superamento dei termini di accertamento da parte dell'amministrazione finanziaria, deve contestare la carenza dei presupposti dell'obbligo di denuncia, non potendo mettere in discussione la sussistenza del reato il cui accertamento è precluso al giudice tributario.