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2 dicembre 2021
La Sezione tributaria torna a occuparsi dell’interpretazione del contratto

L'interpretazione del contratto e i suoi effetti tributari sempre più spesso formano oggetto delle pronunce della Cassazione.

Ne è un esempio la recentissima Ordinanza 29 novembre 2021, n. 37349, con cui gli Ermellini hanno ricordato che, nell'interpretazione del contratto, il carattere prioritario dell'elemento letterale non deve essere inteso in senso assoluto, atteso che il richiamo nell'art. 1362 c.c. alla comune intenzione delle parti impone di estendere l'indagine ai criteri logici, teleologici e sistematici, anche laddove il testo dell'accordo sia chiaro ma incoerente con indici esterni rivelatori di una diversa volontà dei contraenti.

Pertanto, prosegue la Corte, assume valore rilevante anche il criterio logico-sistematico di cui all'art. 1363 c.c., che impone di desumere la volontà manifestata dai contraenti da un esame complessivo delle diverse clausole aventi attinenza alla materia in contesa, tenendosi, altresì, conto del comportamento, anche successivo, delle parti.

Dunque, conclude la Cassazione, la comune volontà deve essere ricostruita sulla base di due elementi principali, ovvero il senso letterale delle espressioni usate e la ratio del precetto contrattuale, e tra questi criteri interpretativi non esiste un preciso ordine di priorità, essendo essi destinati ad integrarsi a vicenda ed ancora che il criterio letterale e quello del comportamento delle parti, anche successivo al contratto medesimo ex art. 1362 c.c. concorrono, in via paritaria, a definire la comune volontà dei contraenti.