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30 dicembre 2021
La Corte sull’impugnazione del diniego di condono della lite pendente in Cassazione

Ai fini dell'impugnazione del diniego della lite pendente ex D.L. n. 119/2018, valgono le stesse regole del precedente del 2002, con riferimento all'organo giurisdizionale competente, che è anche la Cassazione.
Lo ha precisato l'Ordinanza  28 dicembre 20251, n. 41785, con cui la Corte ha evidenziato che l'articolo 6, comma 12, D.L. n. 119/2018 ricalca, nella sostanza, salvo minime divergenze di forma, l'articolo 16 comma 8, Legge n. 289/02, richiamato dall'articolo 39, comma 12, D.L. n. 98/2011, prevedendo che “l'eventuale diniego della definizione va notificato entro il 31 luglio 2020 con le modalità previste per la notificazione degli atti processuali. Il diniego è impugnabile entro sessanta giorni dinanzi all'organo giurisdizionale presso il quale pende la controversia”.
Pertanto, proprio per la sovrapponibilità delle due norme richiamate, possono essere applicati i principi di diritto già espressi in precedenza in tema di condono fiscale, e con riferimento alla definizione agevolata delle liti fiscali pendenti prevista dall'articolo 16, l'impugnazione del provvedimento di diniego della definizione della lite che penda in fase di legittimità deve essere proposta dinanzi alla Corte di cassazione nelle forme e secondo le modalità del ricorso per cassazione dettate dal codice di procedura civile, atteso il richiamo di queste da parte dell'art. 62, comma secondo, D.Lgs. n. 546/1992, e l'inesistenza, in tale decreto legislativo, di qualsivoglia disposizione peculiare in ordine alle modalita` di proposizione di detto ricorso (Cass., 12 luglio 2006, n. 15847).