15 aprile 2021N. 38
Nuova ordinanza pronunciata dalla Corte di Cassazione sulla presunzione di distribuzione ai soci degli utili della società a ristretta base partecipativa

Gli avvisi di accertamento emessi nel presupposto della ristretta base partecipativa rappresentano uno dei filoni maggiormente adoperati dal fisco in presenza di società di capitali costituite da un numero esiguo di soci, particolarmente quelli legati da un vincolo di parentela.

Nonostante non vi sia alcun automatismo, a differenza dello schema normativo tipico delle società di persone per le quali l'articolo 5, primo comma, TUIR, prevede l'imputazione "per trasparenza" in capo ai soci, anche i soci delle società "a ristretta base" vengono considerati alla stregua dei primi, sulla sola base del consolidato orientamento di legittimità da sempre favorevole al fisco.

La questione è tornata di grande attualità con la recente Ordinanza n. 25501/2020 della Cassazione, la quale, nel solco di quei precedenti, ha ulteriormente rafforzato la presunzione giurisprudenziale affermando che anche il recupero di costi in capo alla società "a ristretta base" legittima l'imputazione del maggior reddito in capo ai soci, nonostante la maggiore "ricchezza" presunta non derivi da un accertamento di maggiori ricavi.

di Dario Palella - Dottore Commercialista in Milano

PREMESSA

Con riferimento ad una società a ristretta base partecipativa si presumono distribuiti ai soci anche i maggiori redditi occulti della società derivanti dal recupero di costi ritenuti indeducibili. In estrema sintesi è quanto sancito dalla ...