10 giugno 2021N. 77
L'imposta di registro tra legislatore e interprete (Nota a Corte cost. 39/2021)

La disciplina dell'imposta di registro è sempre stata oggetto di diatriba tra legislatore e giudici, che si sono alternati nell'imporre differenti ricostruzioni interpretative, l'uno protendendo per un assetto di tipo formalistico, l'altro per uno di tipo sostanzialistico.

La sentenza n. 39/2021 della Corte costituzionale pone un tassello importante sulla vicenda, ribadendo la prevalenza dell'indirizzo politico-legislativo rispetto a quello giurisprudenziale: in attesa che il legislatore intervenga organicamente sulla disciplina, per mettersi al passo con le istanze sollevate dagli interpreti - e, dunque, decida se adeguare o meno l'imposta di registro alle nuove esigenze che affiorano da una rinnovata complessità delle operazioni negoziali -, il giudice resta dunque limitato entro un'applicazione della norma che deve necessariamente orientarsi secondo quanto statuito dal legislatore del 2017, anche per i rapporti sorti in precedenza.

La retroattività è, infatti, avallata dal Giudice delle leggi nella sentenza in commento, proprio con l'obiettivo di salvaguardare la linea politica del legislatore e la sistematicità dei suoi interventi, che continuano a porsi in linea con la storica natura dell'imposta di registro quale imposta d'atto.

di Michele Troisi - Professore di Diritto Costituzionale

UNA VICENDA....TRAVAGLIATA

Con la decisione in esame, la Corte è tornata nuovamente ad esprimersi sulla legittimità costituzionale della disciplina sull'imposta di registro ;...