17 agosto 2021N. 122
Il giudizio di riassunzione. L'obbligo del giudice del rinvio di attenersi al principio di diritto enunciato dalla Cassazione

Il ricorso proposto dinanzi alla Corte di Cassazione può concludersi con una pronuncia di rinvio al grado precedente. In tal caso, come noto, si parla di sentenza di rinvio; ciò implica, inevitabilmente, la riassunzione dinanzi al giudice precedentemente adito, affinché decida il merito, alla luce del principio o delle linee guida fornite dalla sentenza della Suprema Corte.

Invero, in ossequio al consolidato orientamento giurisprudenziale di legittimità, il giudice del rinvio deve attenersi strettamente al principio di diritto così come enunciato nella pronuncia del Supremo Consesso e ciò, anche nell'ipotesi in cui l'orientamento sia nel frattempo mutuato.

In altre parole, i limiti e l'oggetto del giudizio di rinvio sono fissati esclusivamente dalla sentenza di Cassazione, la quale non potrà essere sindacata dal giudice adito in sede di rinvio, neppure in virtù di arresti giurisprudenziali di legittimità mutuati successivamente. L'enunciazione del principio di diritto vincola, infatti, il giudice del rinvio che ad esso deve uniformarsi, con conseguente preclusione della possibilità di rimettere in discussione questioni di fatto o di diritto e di tener conto di eventuali mutamentigiurisprudenziali della stessa Corte, anche a Sezioni Unite.

di Francesca Aliberti - Avvocata tributarista in Bari

IL GIUDIZIO DI RINVIO

Ai sensi dell'art. 384, comma 2, c.p.c., la Suprema Corte quando accoglie il ricorso per cassazione, ove sussistano i presupposti di applicabilità...